Il passo della lumaca

Il primo caso venne registrato in Scozia nell’aprile del 2013: un uomo di quarantacinque anni cominciò a rallentare il passo mentre si recava, con la moglie, a pranzo dalla suocera.
“Non riuscivo a capire perché diavolo stessi andando sempre più piano, eravamo già in ritardo e sapevo che mi sarei beccato una sfuriata ma non c’era verso, i miei piedi si muovevano a malapena, ero quasi fermo” raccontò il malcapitato.
“E’ verissimo” confermò la moglie “io continuavo ad urlargli di non fare lo scemo, che non l’avrebbe scampata questa visita a mia madre. Ero convinta che fingesse!”

Ad un primo esame, l’uomo appariva lucido ed in buona salute ma i medici dell’ospedale non poterono effettuare altri test attendibili sul soggetto perché la suocera, accorsa al capezzale del genero, lo colpì ripetutamente sulla testa con la borsetta, provocandogli un lieve trauma cranico.
“Avevo l’agnello nel forno, ora è da buttare!” fu la difesa dell’anziana signora.
Per fortuna (o purtroppo) nuovi casi non tardarono a comparire in Europa e, ben presto, cominciarono ad arrivare le prime testimonianze anche dagli Stati Uniti e dal continente asiatico.
I soggetti colpiti non presentavano caratteristiche comuni di rilevanza; il virus, che presto venne battezzato “Il passo della lumaca”, non aveva preferenze di sesso o di età, di razza o di ceto sociale.
I contagiati non presentavano altri sintomi, i muscoli e i nervi risultavano perfettamente funzionanti. Non si riscontravano patologie psicologiche o neurologiche non diagnosticate in precedenza.
Uno scienziato dell’Università di Palo Alto suggerì l’ipotesi che il rallentamento fosse legato a sensazioni di fastidio o di sofferenza suscitate dall’azione che il soggetto si apprestava a compiere.
Per un po’, la teoria sembrò essere una risposta plausibile per il manifestarsi di una pandemia senza apparenti ragioni fisiche.
Il paziente zero venne nuovamente e ripetutamente colpito dalla suocera.
Persone che non riuscivano ad arrivare in uffici in cui non volevano lavorare o che impiegavano ore per raggiungere studi dentistici e sportelli per la riscossione delle tasse sembravano supportare la tesi di Palo Alto.
Poco tempo dopo, però, alcuni casi fecero dubitare che “la mancanza di voglia” potesse essere la causa reale del passo della lumaca.
Il più eclatante fra tutti, la testimonianza di una giovane sposa che impiegò diverse ore per percorrere i dieci metri tra il bagno e il letto, dove l’attendeva, preoccupato, il neo marito.
“Volevo solo raggiungerlo eppure…non so…le gambe non mi facevano avanzare!” dichiarò la ragazza sbigottita.
Ad alcuni risultò poco convincente ma la teoria cominciò a vacillare.
Le implicazioni economiche del virus affiorarono quando i datori di lavoro avanzarono l’ipotesi di decurtare dagli stipendi le ore perse a causa della malattia. Alla protesta dei dipendenti si affiancarono le battaglie sindacali e, alla fine, il tempo soggetto al “rallentamento spontaneo” venne equiparato a quello destinato alla cura di patologie croniche.
Ciò che incuriosì gli scienziati fu che, tra le persone colpite dal passo della lumaca, si registrava un aumento della felicità, ammesso che quest’ultima possa essere rilevata attraverso dati oggettivi.
Era comunque evidente che uno stato di serenità generale si stesse propagando alla stessa velocità del virus.
Molti di loro affermarono che, dopo un iniziale smarrimento per la nuova condizione, cominciarono ad impiegare il tempo in eccesso in modi che non avrebbero mai immaginato.
C’è chi si dedicò per la prima volta alla lettura e chi, camminando a velocità estremamente ridotta, iniziò a godersi paesaggi che, fino ad allora, aveva a malapena notato.
Alcuni raccontarono che, nelle ore necessarie per attraversare le loro case, notarono divani nei posti sbagliati e soprammobili di pessimo gusto; interi appartamenti vennero così ristrutturati o arredati con maggiore consapevolezza.
Qualcuno si accorse di non riuscire proprio più a vivere in luoghi che riflettevano così poco la loro personalità e optò, direttamente, per il trasloco.
Coloro che scoprirono generi musicali diversi da quelli che avevano sempre ascoltato, si moltiplicavano a vista d’occhio.
Ancora più interessanti, dal punto di vista antropologico, furono le testimonianze di quelli (la maggior parte) che rivelarono di aver conosciuto, per la prima volta o di nuovo, le persone intorno a loro.
Genitori che riuscirono ad incontrare, finalmente, quegli sconosciuti che vivevano sui loro divani: i figli adolescenti. Coniugi e fidanzati che si definivano più coinquilini che coppie, trovarono il tempo per parlarsi davvero, scoprendo “sentimenti sempre vivi ma un po’ appannati” o “rapporti che, ormai, rimanevano in piedi solo per abitudine e che era ora di chiudere.”
“Tutti gli studi, le ipotesi e le teorie che sono state formulate non sono state in grado, ad oggi, di spiegare la comparsa del fenomeno.
Passerà?
Abbiamo chiesto ai soggetti come stanno convivendo con il passo della lumaca: il 90 % degli interpellati ha risposto “con calma”.

lumaca1

Silvia

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